Gli accessori nella danza orientale

ACCESSORI NELLA DANZA ORIENTALE

La danza orientale si avvale di parecchi accessori che la rendono più varia ed interessante, permettendo di esplorare maggiori variazioni espressive.

Il velo, Il doppio velo, Le ali di Iside, I cimbali, La melaya leff, Il bastone, La spada, I fan veils, Il candelabro – shamaidan

Fan veils

Questi ventagli di stoffa sono una versione più complessa del ventaglio tradizionale cinese Mulan.

I fan veils, creati in Cina all’inizio del ‘900, sono stati introdotti abbastanza di recente nelle danze cinesi, dopo gli anni ’70. In particolare, si usano nelle danze acrobatiche e nelle danze moderne.

Di grandissimo effetto scenico, stanno velocemente diventando sempre più popolari fra le danzatrici del ventre, diciamo, più creative. A partire dal 2003 qualche intraprendente danzatrice orientale americana (soprattutto chi era già coinvolta nella tribal fusion) cominciò a sperimentare l’uso dei fan veils nella danza, proprio in seguito ad una diffusione di spettacoli di danze cinesi negli Stati Uniti.Si tratta di ventagli la cui stoffa è lunga anche oltre un metro e venti, sono sempre di seta per poter volare agevolmente, e spesso sono di colore sfumato. Nel muoversi producono una scia colorata molto suggestiva. Il loro movimento ricorda quello di una fiamma.

Se sono chiusi, si possono usare come se fossero dei lunghi nastri.

Esistono in due misure, delle quali la più grande è di difficile utilizzo ma di grande effetto.

Qualche danzatrice li fissa al pollice con un pezzo di velcro per evitare che cadano, ma lo stratagemma limita la libertà d’uso dello strumento.

Nel movimento, la seta deve avere il tempo di svolazzare, quindi il gesto va calibrato in maniera adeguata.

I fan veils di buona qualità si adattano ad ogni mano: non sono infatti identici fra loro, ma speculari, in maniera da poter essere impugnati e manipolati al meglio con le due mani. I fan veils di qualità mediocre sono comodi da usare solo con la mano destra. Per la sinistra… ci si deve adattare!

Un piccolo suggerimento: per riporre i fan veils è meglio arrotolare il tessuto intorno ai bastoncini, e assolutamente proteggere il tutto dall’umidità. Se la seta si bagna, infatti, si stacca dal supporto di legno e lo strumento si danneggia con grande facilità.

Melaya Leff

La melaya è un lungo scialle nero tradizionalmente indossato dalle donne egiziane per uscire di casa. Oggi è difficile vederlo in uso per la strada, ma sopravvive in teatro.

L’uso più coreografico della Melaya si chiama Melaya Leff (leff= avvolgere): la melaya viene legata sui fianchi, sottolineandone il movimento.

Nella danza, si associa con la città di Alessandria, ed infatti viene chiamata Melaya Iskandarani, Melaya Alessandrina, non perché sia di tradizione locale, ma grazie alla creatività del famosissimo coreografo egiziano Mahmoud Reda (spesso le danze cosiddette tradizionali dell’Egitto sono in realtà creazioni artistiche di un coreografo, finalizzate alla scena, come la danza Khaliji o quella di Port Said). La danza è molto giocosa e seduttiva, e questo si deve al carattere molto europeo della città di Alessandria, ma rimane sempre contenuta entro i limiti della buona creanza.

La Melaya deve essere abbastanza grande da arrivare a terra mentre viene indossata sul capo. Un lembo della Melaya viene fissato sotto l’ascella destra, coprendo il petto, e lo scialle viene drappeggiato sotto l’ascella sinistra, lasciando il braccio sinistro scoperto, fatto passare sopra le spalle, lasciando il lembo destro libero, a coprire il braccio destro. La mano sinistra trattiene l’estremità della melaya per contornare il viso e la mano destra muove l’estremità libera dello scialle. Il lato destro della melaya viene spesso attorcigliato intorno all’avambraccio durante la danza. La danzatrice può utilizzare la melaya come uno scialle o un velo e farlo volteggiare in aria, ma soprattutto viene usata intorno al corpo ed alle braccia. Il concetto è quello di giocare con questo capo di abbigliamento, giungendo fino a legarselo ai fianchi.

Tradizionalmente il tessuto della melaya è piuttosto spesso, di crepe di cotone, il lato corto misura 140-150 cm, e la lughezza è di circa 3 metri. Può essere bordato con una passamaneria fatta all’uncinetto o con paillettes.

Il vestito che si usa è normalmente corto, al ginocchio, rifinito con balza o ruches, e presenta uno spacco laterale, o comunque è più corto da un lato. Può avere maniche a sbuffo o a campana. La versione usata per la danza ha normalmente scollo a V, spalle strette e decorazioni dorate qui e là. La danzatrice porta sabot o zoccoli con il tacco, che magari può togliere durante la danza, i capelli sono coperti da un foulard triangolare legato sulla sommità del capo, decorato con grandi pompon o con fiori. A volte viene coperto il viso con un velo sotto gli occhi (burqah), di pizzo fatto all’uncinetto, decorato con paillettes. Si usa spesso indossare una cavigliera di perline e monetine dal lato in cui il vestito è sollevato.

Anche il costume è stato creato dalla Reda Troupe, forse grazie alla fantasia di Farida Fahmy: nessuno tradizionalmente indosserebbe un burqah da viso… trasparente! Il Velo da viso tradizionalmente è piuttosto spesso e decorato con monetine e pezzi di argento. Anche il vestito con lo spacco laterale è spesso troppo corto per essere usato nella vita quotidiana.

La versione folcloristica teatrale ha una gonna a ruota molto ampia, di eguale lunghezza sui due lati.

Il costume maschile è fatto da pantaloni larghi e comodi, un gilet e un cappello che si chiama “Yanke”, per proteggersi dal sole.

Le ali di Iside

Le ali di Iside sono un accessorio molto scenografico, che è stato introdotto molto di recente nel repertorio della danza orientale, e reso famoso soprattutto dalla compagnia Bellydance Superstars.

Sono di stoffa leggera pieghettata, a forma di ali, attaccate al collo della danzatrice. Le mani reggono una bacchetta attaccata all’estremità dell’ala, e nel movimento le braccia sembrano enormemente più lunghe del normale. L’effetto scenico che ne nasce è davvero sorprendente!

Le ali venivano usate originariamente per le parate caraibiche di carnevale e per le feste in costume a Las Vegas. La loro forma si adattava bene a rappresentare la dea Iside, ritratta nelle pitture egiziane con grandi ali di uccello. Si trovano nella storia della danza in America già a fine ‘800, in particolare nelle ricerche coreutiche di Loie Fuller (“la danza serpentina” era proprio uno studio di colori e forme creati con luci colorate proiettate sulla danzatrice che muoveva un telo molto simile alle Ali di Iside)

La fantasia e la creatività di danzatrici e costumisti sta producendo varianti molto scenografiche delle ali: dimesioni diverse, decorazioni con piume e paillettes, due strati di diverso colore e materiale…

Poi balls e poi veils

Poi indica un oggetto appeso ad una cordicella, che viene fatto roteare intorno al corpo del danzatore. L’origine di questa pratica è dei Maori della Nuova Zelanda, ma si sta diffondendo in tutto il mondo.

Il poi dà molte possibilità coreografiche, e soprattutto è di una grande bellezza. Si possono far roteare palle infuocate, palline con un certo peso (di tessuto, piene di semi, riso, sabbia o fagioli), ma la cosa più poetica de vedere sono senza dubbio i poi veils. Esistono di diverse dimensioni, e se ne possono usare due o uno solo.

La prima ad introdurre i poi veils nella Danza Orientale è stata Dana Beaufait, che li ha chiamati “voi”, ma a renderli famosi sono state le Bellydance Superstars.

Il poi veil singolo è normalmente molto grande, fatto di seta colorata, e disegna nell’aria incredibili immagini. A volte viene applicato un pesino all’estremità della corda dei poi veils per renderli più consistenti e di forse più facile utilizzo.

Il poi veil può avere la dimensione di un normale velo da danza del ventre, e può essere usato in maniera ibrida fra le due tecniche, come  poi o lasciando penzolare il cordino ed utilizzando il tessuto come un velo.

Il più diffuso poi veil è un piccolo semicerchio, poiché la forma circolare disegna nello spaziolinee molto morbide ed eleganti.

Il Velo nella Danza Orientale

In diverse culture della tradizione gitana sono presenti danze che prevedono l’uso di scialli (lo troviamo anche nel Flamenco), in Nord Africa in varie zone si balla facendo volteggiare dei foulard o dei fazzoletti (come nella danza dei berberi della Kabilia o nella danza di corte di Algeri), ma il velo in se stesso pare sia entrato in uso nella danza orientale piuttosto di recente.

Come sempre in questo campo avere certezze storiche è assolutamente impossibile, ma si possono fare supposizioni.

E’ certo che l’uso del velo nella danza orientale si sia diffuso e sviluppato nel novecento, sia in America che in Egitto.

L’uso del velo è di origine americana. Quando nei primi anni del novecento la danza orientale si diffuse in America come spettacolo d’intrattenimento, molte danzatrici del mondo circense e del teatro di avanspettacolo si dedicarono a questa arte creandone una propria versione: nessuno all’epoca aveva facile accesso ad insegnanti arabi, la possibilità di viaggiare era molto remota, e fino agli anni ’70 in America ci si dedicava alla danza del mondo arabo in maniera, diciamo, un po’ fantasiosa. Il risultato fu che moltissime ballerine non avevano un grande repertorio di movimenti orientali, e il velo fu un’ottima soluzione per coprire la lunghezza di un intera performance, che fra l’altro ben si incontrava con la fantasia orientalista della danza dei sette veli e delle donne velate dell’Harem. Hollywood fece il resto, inserendo l’uso dei veli nelle parti danzate dei film di argomento biblico nei film degli anni ’50 e ’60. Famosissima la versione di Rita Hayworth.

Il mito di Salomé e della danza dei sette veli ha solleticato la fantasia di artisti e gente comune in occidente (clicca qui per leggere il nostro articolo su Salomé e la danza dei sette veli)

In America c’erano danzatrici di Modern Dance affascinate dal velo e dai tessuti che ne sperimentarono le mille possibilità: Loie Fuller fu sicuramente la più famosa, con la sua “danza serpentina”. (Clicca qui per saperne di più)

Nelle miniature persiane e turche spesso si notano figure femminili con veli drappeggiati intorno agli avambracci, ma di un velo vero e proprio non si ha testimonianza nella storia del costume.

In Egitto le danzatrici cominciarono ad usare il velo come oggetto di scena probabilmente su suggerimento delle ballerine classiche russe, che lo sfruttarono come un sistema ottimo per entrare sul palco senza apparire impacciate e poco eleganti.

Le danzatrici arabe dicono che l’entrata con il velo fu introdotta dalla maestra russa Anna Ivanovna, che re Faruk aveva invitato in Egitto come insegnante di balletto per le sue figlie. Anna prese l’idea del velo dalle danza caucasiche e la insegnò a Samia Gamal.

In particolare c’è da fare una distinzione fra il repertorio americano e quello egiziano nell’uso del velo. Nella versione araba la danzatrice entra con il velo in mano, lo fa volteggiare per disegnare lo spazio scenico, ma solo nella versione americana il velo viene drappeggiato addosso al corpo e poi tolto in maniera coreografica, giocandoci anche parecchio: questo modo di usare il velo sarebbe considerato dagli arabi come uno spogliarello! Gli americani hanno poi creato il doppio velo, le ali di Iside, i fan veils e mille altri effetti che rendono attiva l’attenzione del pubblico.

L’uso del velo nella danza orientale

Comunque sia andata storicamente, il velo è oggi parte integrante del repertorio della danza orientale. Il suo uso può essere anche semplificato, e si adatta quindi persino a chi è una neofita della danza.

Il velo solitamente è di mussola o di chiffon, comunque di un tessuto sottile e trasparente, spesso lucido, e sempre di colori che si abbinino con il costume. Può essere rettangolare oppure semicircolare.

Per danzare occorre che, quando chi lo deve usare apre le braccia lateralmente, il velo non tocchi terra, ma arrivi comunque in prossimità del suolo. Il rettangolo non deve comunque avere il lato corto maggiore di un metro, perché altrimenti volerà male.

Essenzialmente, danzare con il velo significa giocare con questo accessorio, disegnando forme volanti nello spazio, e decorando il movimento del corpo. Spesso, chi non sa danzare, tende a stare fermo e muovere il velo soltanto… ma di certo il velo non deve distogliere l’attenzione dalla danza, anzi, al contrario deve focalizzarla sui movimenti, sottolineandoli.

Ventagli di piume

Grandi ventagli di piume di marabù o di struzzo o anche sintetiche sono accessori usati nel burlesque che provengono dal mondo dell’avanspettacolo. Stanno cominciando ad entrare nel mondo della danza orientale, soprattutto dopo che Bozenka li ha usati, per decorare la danzatrice e renderla più accattivante. Ovviamente, data la qualità stessa dell’accessorio, le danzatrici che lo usano rischiano facilmente di fare uno spettacolo che assomiglia al burlesque più che alla danza Orientale…

Si distinguono per colori brillanti, e vengono usati da chi ha un gusto fantasy/fusion: il loro uso nella danza orientale è una invenzione occidentale e nel mondo arabo non esistono.

Le danzatrici si ispirano al flamenco o alle danze cinesi o coreane che usano i ventagli.

 

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