Suheir Zaki

Suheir Zaki

la danzatrice Suheir Zaki

La ballerina Suheir Zaki in una danza saidi con il bastone

Suheir Zaki nacque nel 1944 a Mansoura nel sud dell’Egitto. A nove anni la sua famiglia si spostò ad Alessandria.

Fin da bambina piccola Suheir Zaki danzava tutto il tempo, cosa molto normale in Egitto, in tutte le occasioni di festa, di ritrovo, di aggregazione sociale e di svago. Dice di sè “ho bisogno di danzare quanto gli altri ne hanno di respirare”, una giusta frase che riesce a rendere l’idea della sua neccessità di condividere con le altre persone una delle sue più grandi gioie nel movimento.

Ad Alessandria la vita notturna era piuttosto attiva e vivace, anche grazie al fatto che la città è un luogo di villeggiatura e di turismo, e ben presto Suheir cominciò a lavorare nei night clubs della città, nonostante il padre non fosse d’accordo. Quando il padre morì, la madre si risposò e il secondo marito sostenne la carriera artistica di Suheir, tanto da diventare il suo manager. La famiglia si trasferì al Cairo, dove in breve tempo si guadagnò una buona fama, fino a che Suheir Zaki cominciò a lavorare in televisione, su coreografie di Ibrahim Akef, che, come sua abitudine, la aiutò a trovare il suo stile unico, che mettesse in risalto le sue doti e le sfaccettature della sua personalità.

Cominciò a lavorare nel cinema, ma non come attrice, bensì come ballerina.

la ballerina del sud Egitto Suheir Zaki

la danzatrice egiziana Suheir Zaki

I suoi movimenti sono molto fluidi e curvilinei, e danza in modo dolce, innocente ed amorevole, mai volgare o aggressiva. Spesso danza con gli occhi chiusi o lo sguardo basso, completamente coinvolta nel suo mondo e si nota un grande piacere nel movimento, scevro da atteggiamenti ammiccanti o compiacenti ma rimanendo accattivante nella sua semplicità.

Abituata a ballare molto vicino alle persone e al pubblico, abitudine  acquisita fin da subito per via delle sue esibizioni nei locali, conferisce, forse involontariamente, alle sue performance un aria quasi confidenziale e complice, come nel voler condividere un segreto con chi la vede ballare.

Ad un certo punto divenne una specie di simbolo della danza in Egitto: la sua immagine si trova su tutte le musicassette degli anni ’70 e ’80. La sua grandissima musicalità la rese ancora più ammirata, e la sua danza non aveva bisogno di avvalersi di accessori, come veli o bastoni, rimanendo sempre pura relazione con la musica. Si avventurò anche ad interpretare con la danza la musica di Oum Kalthoum, cosa che prima aveva fatto solo Tahiya Karioca. Si racconta che Oum Kalthoum fosseinfastidita quando udì che qualcuno ballava la sua musica, considerandolo svilente, e chiese a Mohammad Abdel Wahhab di trovare notizie su questa danzatrice. Il musicista rimase affascinato dalla bravura di  Sohair e disse quindi ad Oum Kalthoum che non si doveva preoccupare: “Come tu canti con la tua voce” le disse, “lei canta con il suo corpo”.

Sohair incontrò suo marito su un set: lo zio del marito era un famoso regista, Hassa Al Seifi, che fu per lei molto di aiuto per la sua carriera cinematografica.

La sua carriera la portava a vivere nello stress, fra spettacoli, film ed apparizioni televisive, tanto che ebbe diversi aborti spontanei. Riuscì a portare a termine la gravidanza solo una volta, nel 1986, e grazie al figlio riuscì a calmarsi un po’ professionalmente e a portare avanti ritmi di lavoro più dilatati e lenti.

Con la guerra del Golfo del 1990/91 ci furono problemi economici ed una crescita del fondamentalismo islamico che portarono al fallimento parecchi locali notturni in Egitto. Sohair  Zaki scelse di ritirarsi quasi completamente dalla scena, all’apice della sua carriera, come molte dive fece la scelta di lasciare al pubblico il ricordo di lei nel pieno del suo successo.

Nel 2001 Sohair Zaki cominciò ad insegnare a danzatrici internazionali al festival annuale organizzato al Cairo da Raqia Hassan “Ahlan Wa Sahlan”, ma rimane dell’ opinione  che le danzatrici non provenienti dal’ Egitto non riescano ad arrivare al livello delle egiziane, perché non possiedono l’orecchio musicale necessario per riconoscere i diversi ritmi musicali arabi e il senso dell’umorismo tipico e spontaneo nelle persone di quella parte del mondo, ne lo spirito vivace necessario e indispensabile per trasmettere e portare avanti una tradizione e una cultura che dura da secoli e che non risiede solo nei passi di danza che si possono fare durante un esibizione o una coreografia.